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L'ARTE SACRA CUNEESE DAL ROMANICO AL NEOGOTICO - Rerum Natura

L’ARTE SACRA CUNEESE DAL ROMANICO AL NEOGOTICO

| On 23, nov 2014

IL ROMANICO
Un rapido passo indietro ci consente di osservare che, anche se tardiva, l’affermazione del Cristianesimo nelle aree della Granda aveva contribuito, in epoca Longobarda, alla rinascita architettonica ed artistica.
Poco rimane però di quanto costruìto nell’Anno Mille: ad esempio i monasteri di San Dalmazzo di Pedona (ora Borgo San Dalmazzo), San Colombano a Pagno e di San Costanzo al Monte presso Villar San Costanzo in seguito alle distruzioni Saracene, verranno edificati dopo il Mille in stile romanico.

Il romanico, stile diffusosi nell’Europa Occidentale, nei primi due secoli del secondo millenio, visse nel Cuneese una lunga stagione. Esso si innestò su elementi antichi e proseguì la sua influenza anche quando da Oltralpe arrivò qualcosa di nuovo: il gotico.
Il “mantello di chiese”, si distese dalle vallate alla pianura, punteggiando con robusti campanili il il paesaggio circostante. Le chiese, spesso costruite con materiali più antichi, realizzarono un’efficace sintesi tra le influenze europee e la realtà locale. Capitelli, rilievi scultorei, cicli di affreschi arricchirono gli edifici religiosi, connotati da un aspetto massiccio che viene esaltato dalle linee prospettiche.

Accanto alle tesimonianze achitettoniche si collocano quelle lasciateci dalle arti figurative e dalla scultura presente in modo parziale e frammentario, in diversi edifici, tra cui San Costanzo al Monte, San Dalmazzo di Pedona e antica Parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo di Verzuolo.

IL GOTICO
Linee alte e slanciate. Archi a sesto acuto e contrafforti. Un’esaltazione della dimensione verticale. Nel XIII secolo nuove forme architettoniche si affacciarono in una zona aquitrinosa del Saluzzese: Staffarda. Qui i monaci cistercensi avevano fondato un’abbazia dedicata a Santa Maria, nella quale agli elementi romanici, allora presenti, se ne sommavano altri di netta derivazione gotica.

La diffusione della “mostruosa e barbara… maniera trovata dai Gothi”, secondo la spregiativa definizione datane dal Vasari avvenne in provincia, salve poche eccezioni, in una fase piuttosto tarda, quando già si andava esaurendo anche l’ultima stagione del gotico europeo, noto come “internazionale o fiorito”. Esempio di gotico primitivo è lachiesa di San Francesco a Cuneo con struttura originaria del XIII secolo. La chiesa diSan Giovanni a Saluzzo risale invece alla metà del XIV secolo.

Nel XV secolo gli edifici gotici diventeranno più maestosi, caratterizzandosi per ampie facciate, impreziosite da lesene, sculture e massicci portali isolati.
A questo periodo risalgono le chiese di Rossana, Revello e Saluzzo tutte dedicate all’Assunta.

Un ritardo culturale rispetto al resto della penisola, compensato però dalla creatività degli artisti locali, caratterizzò scultura e arti figurative che, prive di modelli originali saranno attente a cogliere le influenze, soprattutto liguri e provenzali giunte con viaggiatori che passavano lungo le importanti strade del cuneese.

Nel ‘400 e nel ‘500 si vivrà così una stagione pittorica non indifferente, segnata dagli stilemi del gotico internazionale e “flamboyant”. Cicli della passione e vite di santi furono dipinte un po’ ovunque, utilizzando abiti, volti e paesaggi del luogo.
La cappella di San Fiorenzo a Bastia Mondovì e il presbiterio della Chiesa di Santa Maira di Elva, in Val Maira, affrescato da Hans Clemer contengono i cicli pittorici più noti.

DAL BAROCCO AL NEOGOTICO
Sul finire del 1616, concluso un lungo soggiorno a Roma, il pittore Saviglianese Giovanni Antonio Molineri tornava nella sua città portando con sé un nuovo modo di dipingere: il realismo caravaggesco. Il Cuneese anticiperà i tempi ed introdurrà questa nuova maniera all’interno degli ancora incerti confini territoriali del ducato sabaudo. Morto il Molineri nel 1613, toccherà al suo allievo fiammingo, Jan Claret, proseguire gli stilemi del caravaggismo.

Intanto nella seconda metà del Seicento, in tutto il Piemonte andò affermandosi un nuovo credo artistico: il barocco. Da Torino giunsero uomini, Vitozzi, Guarini, Juvarra, Vittone, Quarini e suggestioni artistiche. Agli architetti provenienti dalla capitale sabauda si unirono quelli di formazione locale: Negri di Sanfront, Boetto, Taricco, Gallo.

Quest’ultimo, infine, lasciò un’ impronta determinante in tutta l’edilizia religiosa e civile della provincia. L’idea di pensare ad una spazialità degli edifici dinamica, scenografica, iperdecorata, si diffuse abbastanza uniformemente: antiche chiese cambiarono volto, imperversarono stucchi e decorazioni, giochi prospettici e cromatismi, spazi illusori e fastosi, che caratterizzarono i nuovi edifici e modificarono quelli già esistenti.

Una complessa macchina scenografica, sintesi di tutte le arti, posta al servizio dello spirito per trasmettere al fedele, colmo di stupore e meraviglia, l’idea della trascendenza. Questo rinnovamento stilistico globale del Settecento, superata la sua fase matura, tenderà a concedere meno spazio all’inventiva e ad accostarsi al linguaggio del classicismo, con forme più rigorose e lineari.

Fonte: http://www.cuneoholiday.com/arte-e-cultura/le-vie-della-fede/larte-sacra-cuneese-dal-romanico-al-neogotico/

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